Lande dell'Alba Grigia

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Ungart

 

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Scrivo queste poche righe prima di partire, le scrivo grazie a quel poco che mi ricordo di comune e con quel poco di abilità che mi resta con un pezzo di legno tanto piccolo e sottile nella mia mano. Queste mani sin da quando son venute al mondo attaccate a questo corpo tozzo, non han fatto altro che maneggiare legni di ben diverso spessore; dal sano, vigoroso manico di una zappa, col passare del tempo sono state abituate a maneggiare manici di arnesi di ben altre levature morali, arnesi che portavano la morte, che irrigavano di sangue le mie terre ma che han permesso di vivere a me e soprattutto la mia specie per molti anni.
Non che fosse stata direttamente una mia scelta quella di uccidere, ci sono capitato diciamo. Sin da quando son nato, son cresciuto con la zappa come spiegavo prima. Spesso la prendevo in mano, ma altrettanto di frequente la prendevo sulla schiena. I metodi d’educazione tra noi nani non son mai stati tanto raffinati, ma è anche comprensibile: prova a dare tu uno schiaffo a tuo figlio ancora adolescente, e quando vedi che neanche con tutta la tua forza riesci a girare quella testa attaccata a quel tronco di sequoia che chiamano collo, Dio sa chi non perderebbe la calma!
Dalla zappa son passato ben presto ad altre discipline, il nostro paese era spesso sotto assedio, son cresciuto con la paura di andare a dormire, con la paura che mio padre non dovesse tornare mai dal suo turno di guardia, così ben presto mi decisi di andare a dare una mano al vecchio Hudt. Fortunatamente il vecchio Hudt se la cavò sempre, sempre lo vidi tornare da quel maledetto turno di guardia, alla fine non ci furono mai delle gravi perdite nel mio villaggio. Ma le voci di pericoli incombenti non mi hanno mai lasciato quieto, si vociferava di draghi malvagi, grossi serpentoni con le ali, e perdio, son grossi davvero quei maledetti! La prima volta che ne vidi uno rimasi di sasso, fortunatamente non si rese conto di una palla di grasso e muscoli nascosta tra le rocce. Non fu le prima volta che vidi quei maledetti, li vidi anche in compagnia, di altri maledetti, ma questi eran maledetti davvero! Morti che camminano, umani privi di senno, non ci si capisce più niente! Come fanno i morti a camminare non lo so, so soltanto che fin quando la mia fida ascia non li fa a pezzetti per conto mio non son morti davvero.
Entrai in una legione dedita a fronteggiare questi maledetti, finalmente avevo trovato la mia strada, era ciò che Heironeus ha sempre cercato di pormi sul mio cammino e finalmente c’ero arrivato. Nei leoni d’argento ho trovato la mia seconda famiglia, che poco a poco è diventata la prima, visto che del vecchio Hudt non ho più sentito notizie da ormai quasi un secolo, starà ancora nel suo piccolo villaggetto facendo i suoi turni di guardia, il vecchio Hudt anche l’ultimo giorno della sua vita non rinuncerà al suo turno di guardia, e ti credo! Stare 8 ore filate bevendo birra al limitare del fiume guardandosi il tramonto non è poi tanto male!
Nei leoni d’argento ho trovato la mia seconda famiglia, ho stretto amicizie veramente importanti, finalmente ho capito cosa significa avere dei fratelli. Qui ho proseguito il mio apprendimento nelle arti della guerra, ho imparato a combattere fianco a fianco, a pensare a salvare prima la vita del tuo compagno, e dopo la tua, ho capito che da soli a questo mondo siamo inutili, soprattutto in mezzo a dieci orchi incazzati perdio! Ho imparato anche ad essere più riflessivo, dal burbero nano che son stato per tutta l’adolescenza, son riuscito a pensare di più prima di agire, e siccome da solo non conto niente, ho trovato un fido appoggio in Heironeus. In ogni momento della mia vita posso chiedere a lui, e sempre riceverò un consiglio o un aiuto da lui, e sempre offrirò tutti i miei servigi alla causa del bene e del valore.
Come dicevo, ho stretto molte amicizie tra i leoni d’argento, ho una grande famiglia, molti fratelli e sorelle, alcuni dei quali già mi han lasciato, ma si sa, la vita è così! Con loro ho staccato tante di quelle teste a quei maledetti che pochi possono immaginare, eravamo invincibili, niente ci faceva paura.
Ora devo ammetterlo però, un po’ di paura la sento, sento quella zappa, che è stato il simbolo della mia vita, prima per la mia cultura contadina, il lavoro nei campi, poi per il duro insegnamento impartitomi da mio padre, quando dopo qualche birra di troppo, zappava anche me, oltre al campo, infine per la mia predisposizione all’arte della guerra, quando sei considerato stupido come una zappa la via degli studi e della cultura ti è preclusa! Dicevo della zappa, in un altro momento della mia vita la zappa è stata rappresentativa del mio stato, ora la zappa, la stessa zappa che mi ha seguito per tutta la vita, me la sentivo dritta in gola, passare giù per l’esofago, spalancarmi lo stomaco e mettermi in subbuglio tutte le viscere. Non provavo paura da tanti anni, da quando la paura di non rivedere più mio padre, intento nei turni di guardia nelle notti più agitate, mi movimentava le nottate. Ora la paura di morire è molto più forte, la paura della morte è la paura della mia morte, ma ancora di più la paura della morte di molti miei fratelli. Quando cresci per più di un secolo dedicando la tua vita agli altri, pensando come un gruppo, conscio del fatto che solo non conti nulla, mettere in gioco la tua vita non ti preoccupa molto, ma avere l’insistente sensazione che molti tuoi fratelli lo abbiano già fatto, e probabilmente lo stanno facendo in questo momento, questo si che ti preoccupa.
E forse per questo che mi son fermato qualche attimo per scrivere giù queste quattro righe, sto temporeggiando, il buon vecchio Ungart se la sta facendo un po’ sotto! E inconsciamente queste quattro righe sanno anche un po’ di testamento; inconsciamente, o forse non troppo, so cosa mi aspetterà tra qualche ora, ma Heironeus anche oggi è stato illuminante, il mio destino mi è chiaro, non c’è tempo per i ripensamenti. Effettivamente di testamento c’è ben poco, non ho molto da lasciare, spero di lasciare un buon ricordo in quanti mi abbiano conosciuto, e, perdio! Sto già parlando come un morto!
Forza Ungart! Gambe in spalla, c’è ancora tutta una giornata davanti!